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di Giulio Andreani

19 Marzo 2018

Nota di variazione in diminuzione e altre problematiche fiscali della crisi d’impresa

Nel corso dell’incontro con la stampa specializzata del 1° febbraio 2018 l’Agenzia delle entrate ha di nuovo affermato che, se il creditore esercita la facoltà di emettere la nota di variazione in diminuzione a seguito dell’omologazione del concordato preventivo, il debitore è tenuto ad annotare nel registro IVA la corrispondente variazione in aumento, ma non anche a versare l’imposta a debito. La tesi dell’Agenzia è stata però smentita dalla Corte di Giustizia UE (sebbene - paradossalmente - con effetti favorevoli agli interessi erariali), la quale, con la sentenza 22 febbraio 2018, causa C-396/16, ha rilevato che l’esdebitamento derivante dalla suddetta omologazione riduce in maniera definitiva le obbligazioni assunte dal debitore, senza che si possa configurare “un non pagamento”, sicché il ricevimento delle note di variazione in diminuzione emesse in dipendenza di esso comporta la rettifica della detrazione di cui questi aveva originariamente fruito. La Corte di Giustizia non pare tuttavia aver considerato che l’esdebitamento è sì frutto di un accordo, ma deriva dall’incapacità del debitore, attestata dall’autorità giudiziaria, di provvedere al pagamento dei propri debiti ed è, dunque, la conseguenza di tale incapacità, piuttosto che di una modifica dell’operazione originaria voluta dal debitore. In tale occasione l’Agenzia ha inoltre esaminato i profili fiscali di altre fattispecie tipiche della crisi d’impresa, quali gli effetti della transazione fiscale sulle liti tributarie pendenti e la verifica della congruità dei valori delle vendite fallimentari ai fini delle imposte indirette, sui quali pare peraltro opportuno un intervento interpretativo più puntuale.
  19 Febbraio 2018

Privilegio del credito di rivalsa IVA dei professionisti non retroattivo

La Legge di bilancio 2018 ha esteso il privilegio generale ai crediti dei professionisti per rivalsa IVA, senza tuttavia prevedere alcunché per i crediti sorti anteriormente al 1° gennaio 2018. La questione dovrebbe essere risolta alla luce di quanto affermato dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione, secondo cui le norme sui privilegi sono disposizioni di diritto civile che attengono alla qualità di alcuni crediti, consistenti nella loro prelazione rispetto ad altri, trovando quindi applicazione (salvo espressa deroga normativa) il principio di irretroattività in caso di successione temporale delle leggi in tema di privilegi. Poiché nel caso di specie il legislatore non ha previsto una disposizione transitoria che attribuisca efficacia retroattiva alla nuova ipotesi di privilegio, in base a tale principio la novità legislativa deve ritenersi applicabile solo se il credito è sorto nello stesso giorno o in un giorno successivo rispetto al momento di entrata in vigore della Legge di bilancio 2018 e, quindi, la nuova causa di prelazione non può essere fatta valere per i crediti sorti anteriormente al 1° gennaio 2018. In questo senso si è altresì espressa la seconda Sezione civile del Tribunale di Milano con la circolare 23 gennaio 2018.
22 Gennaio 2018

Note di variazione in diminuzione a seguito di procedure concorsuali: una disciplina da ripensare

La Corte di Giustizia ha chiarito che contrasta con i principi eurounionali l’art. 26, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972, nella parte in cui subordina il diritto alla riduzione della base imponibile IVA da parte del creditore, per mancato pagamento del corrispettivo, alla chiusura (infruttuosa) della procedura concorsuale cui è stato assoggettato il debitore in Italia; ciò perché i tempi per la conclusione della stessa sono talmente lunghi da far sopportare agli imprenditori soggetti alla normativa italiana uno svantaggio in termini di liquidità rispetto ai loro concorrenti di altri Stati membri, manifestamente in grado di compromettere l’obiettivo di armonizzazione fiscale perseguito dalla VI Direttiva. Tale contrasto potrebbe essere risolto dal legislatore, in occasione dell’esercizio della delega concernente la riforma organica della disciplina della crisi d’impresa, attraverso la riformulazione dell’art. 26, comma 2, e l’introduzione di una norma avente natura interpretativa (come tale applicabile anche per il passato) diretta a sancire che, nell’ambito degli istituti disciplinati dalla Legge fallimentare: 1) il diritto di emettere la nota di variazione in diminuzione per il creditore sorge al momento in cui risulti altamente probabile il mancato recupero del credito e, quindi, della relativa imposta, sebbene la procedura non sia ancora definitivamente terminata; 2) il debitore che riceve una nota di variazione, a seguito del mancato pagamento del creditore, è esonerato dall’obbligo di tenere conto della rettifica operata dal creditore con tale nota.
  10 Dicembre 2017

Problematiche costituzionali e di diritto europeo sui contributi alle Amministrazioni Indipendenti

I contributi al funzionamento delle Amministrazioni Indipendenti sono tributi paracommutativi. La loro disciplina deve pertanto soddisfare il principio di coerenza interna del tributo; talché la loro giustificazione, alternativamente, può essere costituita a) dal vantaggio individuale conseguito dall’operatore economico in conseguenza dell’attività svolta dall’Amministrazione Indipendente; b) dall’esigenza di compensare il costo di funzionamento dell’Amministrazione, determinato dall’attività dell’Autorità in beneficio di quel determinato operatore economico; c) dal vantaggio procuratosi in capo a tutti, indistintamente, gli operatori del settore, in conseguenza delle funzioni svolte dall’Autorità indipendente. Inoltre, i contributi devono osservare i principi di diritto europeo. Sotto tale versante, il contributo AGCM pare incompatibile, per taluni profili, col divieto degli aiuti di Stato e col divieto di discriminazione riguardo alla libertà di stabilimento. Dalla natura tributaria dei contributi de quibus discende che le questioni di legittimità relative alle pretese formulate dalle Autorità nei riguardi di ciascun contribuente sono devolute alla giurisdizione tributaria.
2 Ottobre 2017

Natura tributaria e commutativa dei contributi al funzionamento delle Amministrazioni Indipendenti

I contributi al funzionamento delle Amministrazioni Indipendenti hanno natura tributaria; infatti, costituiscono prestazioni patrimoniali imposte dalla legge, le quali determinano una decurtazione della sfera patrimoniale del soggetto obbligato ed hanno la funzione di tutela di interessi costituzionalmente rilevanti, quali la libertà d’iniziativa economica, la tutela della concorrenza, etc. In particolare, poi, essi sono qualificabili quali contributi di natura commutativa. La loro causa impositionis, infatti, non è costituita da un indice di capacità contributiva riferibile al soggetto obbligato, indipendente dal beneficio, diretto o potenziale, che il medesimo ritrae dall’attività svolta dall’Amministrazione Indipendente; piuttosto, dal vantaggio specifico che i singoli operatori traggono dall’attività svolta dalla medesima Amministrazione, o dal beneficio, comunque, che i soggetti operanti in un determinato comparto economico acquisiscono dalle funzioni svolte dalle singole Autorità.
  31 Luglio 2017

L’impatto fiscale della declinazione del principio di rappresentazione sostanziale

In applicazione del principio generale di prevalenza della sostanza sulla forma, risulta radicalmente modificato il regime contabile delle azioni proprie, con diversi effetti sul piano fiscale. Inoltre la rilevazione contabile dei crediti, dei debiti e dei titoli di debito deve essere eseguita in base al c.d. criterio del costo ammortizzato e, a seguito dell’estensione del principio di derivazione rafforzata alle imprese OIC (diverse dalle micro-imprese), l’applicazione di tale criterio produce effetti anche ai fini della determinazione del reddito d’impresa tassabile, in relazione alla quale assumono quindi rilevanza sia le qualificazioni discendenti dalla natura dell’operazione sia la quantificazione dei componenti reddituali che direttamente ne consegue. Il fatto che le due parti di una stessa operazione possano essere soggette a un regime contabile/fiscale diverso (in quanto, da un lato, le imprese di ridotte dimensioni hanno facoltà di non applicare il criterio del costo ammortizzato e, dall’altro, le micro-imprese sono escluse dal principio di derivazione rafforzata) può generare asimmetrie nel trattamento fiscale dei componenti di reddito corrispondenti; tuttavia, come rilevato dall’Assonime nella circolare n. 14/2017, deve ritenersi che il legislatore abbia accettato questo “rischio”, analogamente a quanto accaduto con l’introduzione del principio di derivazione rafforzata per le imprese IAS adopter.
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