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di Giulio Andreani

17 Dicembre 2018

Effetti per il debitore di concordato preventivo e note di variazione in diminuzione

Il fatto che il legislatore abbia, dapprima, previsto, per il debitore soggetto alla procedura di concordato preventivo, l’esonero dall’obbligo di registrare le note di variazione in diminuzione emesse dai suoi creditori a seguito dell’esdebitazione generata dal concordato e, successivamente, abbia abrogato tale previsione, avrebbe potuto far ritenere sussistente l’obbligo di versare all’erario l’imposta rettificata in capo al debitore assoggettato alla procedura di concordato preventivo. Inoltre, secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, l’omologazione del concordato, riducendo in maniera definitiva le obbligazioni del debitore, non potrebbe essere considerata come una situazione di non pagamento da insolvenza di quest’ultimo, rendendosi conseguentemente obbligatoria la rettifica dell’IVA dovuta. In tale contesto, considerata l’incertezza interpretativa che ne è discesa, è stato quindi opportuno il chiarimento fornito con la risposta a interpello n. 54/2018 dall’Agenzia delle entrate, la quale ha precisato che, anche a seguito delle modifiche normative succedutesi, l’impresa in concordato (con o senza continuità aziendale) è tenuta a registrare nei libri IVA le note di variazione ricevute, ma non a riversare all’erario la relativa imposta (sebbene il motivo su cui si fonda tale risposta non sia del tutto convincente).
  17 Settembre 2018

Vincolo territoriale e recapture per l’iper-ammortamento

A differenza di precedenti misure normative dirette ad agevolare fiscalmente gli investimenti in beni strumentali nuovi, la disciplina dell’iper-ammortamento ante D.L. n. 87/2018 (c.d. Decreto Dignità), la quale continua ad applicarsi per gli investimenti effettuati entro il 14 luglio 2018, non prevede alcuna causa di revoca dal beneficio in caso di vendita o dismissione “anticipata” del bene oggetto di agevolazione, sicché l’unica penalizzazione, al ricorrere di tali ipotesi, è costituita dalla perdita del diritto di dedurre la quota della maggiorazione riferita alla parte del costo del bene ancora da ammortizzare fiscalmente. A seguito dell’entrata in vigore del D.L. n. 87/2018, invece, per gli investimenti effettuati a decorrere dal 15 luglio 2018 la vendita del bene o la sua destinazione a strutture produttive ubicate fuori dal territorio nazionale comportano la restituzione del beneficio, a meno che il bene non venga tempestivamente sostituito da uno con caratteristiche almeno analoghe. In occasione della conversione in legge del Decreto Dignità, è stato chiarito che la destinazione a strutture produttive estere non determina la revocadell’agevolazione con riguardo ai beni che per loro stessa natura sono destinati ad essere utilizzati temporaneamente in più sedi produttive.
17 Settembre 2018

La posizione dell’Agenzia sulla “transazione fiscale”: pregi e difetti

Dall’attestazione del professionista indipendente nell’ambito del concordato preventivo devono emergere sia l’oggettiva incapienza dell’attivo rispetto alla massa dei creditori muniti di una causa di prelazione, sia la convenienza del pagamento proposto all’Amministrazione finanziaria con la domanda di concordato rispetto alla soddisfazione ricavabile nell’alternativa fallimentare. Secondo l’Agenzia delle entrate, nella determinazione dell’attivo confluisce anche il maggiore apporto patrimoniale, rappresentato dai flussi o dagli investimenti generati dalla eventuale continuità aziendale oppure ottenuto all’esito dell’attività liquidatoria gestita in sede concordataria, poiché ai sensi dell’art. 2740 c.c. non si tratterebbe di “nuova finanza”. Questa posizione deriva dall’orientamento di alcuni giudici di merito e comunque non concerne gli accordi di ristrutturazione dei debiti; tuttavia, oltre a rischiare di mettere in crisi la fattibilità dei concordati di risanamento, perché non si potrebbe più contare su tali risorse per la sostenibilità del piano, contrasta con il prevalente e preferibile indirizzo giurisprudenziale ed è errata sul piano della valutazione di convenienza.
  10 Settembre 2018

Rappresentazione sostanziale ai fini della determinazione del reddito

Una delle principali novità, in sede di determinazione del reddito d’impresa per il periodo d’imposta 2017, discende dalla rivisitazione dell’OIC 11, avvenuta nel 2018, con la quale l’OIC ha fornito un chiarimento di fondamentale importanza circa il principio di prevalenza della sostanza sulla forma, riconoscendo il diritto per il redattore del bilancio di darne applicazione anche in assenza di una specifica declinazione, purché non si tratti di fattispecie già disciplinate dal Codice civile o dagli stessi principi contabili nazionali oppure non sia possibile ricorrere a criteri riferiti a fattispecie analoghe. Alla luce del principio di derivazione rafforzata che caratterizza le imprese OIC adopter (diverse dalle “micro-imprese”) è da ritenere che, in assenza di una norma che disponga diversamente, la rappresentazione sostanziale di un’operazione in bilancio effettuata in base a tale postulato debba assumere anche rilevanza fiscale.
8 Maggio 2018

Polizze vita: vantaggi fiscali a rischio

Le polizze assicurative sulla vita sono generalmente ritenute forme d’investimento appetibili in virtù dei vantaggi derivanti dal loro regime fiscale e dalla loro impignorabilità. È realmente così? Non sempre. Infatti, le polizze vita sono da considerarsi tali solo se garantiscono la restituzione del capitale impiegato, poiché in caso contrario costituiscono ordinari contratti d’investimento. Con la riqualificazione di una polizza in strumento finanziario, inoltre, non vengono meno solo i vantaggi fiscali (in termini di imposta di successione e differimento della tassazione dei rendimenti), ma si verifica anche un ulteriore, rilevante effetto di natura extra fiscale: la pignorabilità e la sequestrabilità della polizza, al pari di ogni altro strumento finanziario.
  23 Marzo 2018

Anche in base ai principi OIC sono deducibili solo i costi certi e non gli accantonamenti

In risposta ad un quesito, l’OIC ha confermato la tesi secondo cui un fatto successivo non può portare all’iscrizione in bilancio di un credito o di un debito che giuridicamente è sorto nell’esercizio successivo. Un fatto successivo può solo portare ad un aggiornamento delle stime del valore delle attività e delle passività già esistenti alla chiusura dell’esercizio, tenuto conto delle condizioni in essere alla data di chiusura del bilancio. Alla conferma giunta dall’OIC consegue la necessaria applicazione del medesimo regime anche ai fini della determinazione del reddito d’impresa tassabile, in virtù del principio di derivazione rafforzata.
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